“Voglio vivere, non sopravvivere.” La storia di Ivana
“A 55 anni non mi vergogno nel dire che ho bisogno di aiuto.”
È così che Ivana ha scelto di iniziare il racconto della sua esperienza.
Una frase semplice.
Ma pronunciarla non è sempre altrettanto semplice.
Perché molte persone riescono a dire di essere stanche.
Di essere stressate.
Di dormire male.
Di attraversare un periodo complicato.
Ma dire:
“Ho bisogno di aiuto”
può essere molto più difficile.
Ivana, a un certo punto della sua vita, lo ha fatto.
E la sua storia ci permette di parlare di qualcosa che riguarda molte più persone di quanto immaginiamo.
Quando capisci che da solo non basta più
Ivana racconta di aver già attraversato in passato periodi di ansia e attacchi di panico e di aver seguito un percorso psicologico che l’aveva aiutata in parte.
Con il tempo, però, il malessere si è ripresentato.
Nella sua testimonianza parla di ansia, paura, tristezza, stanchezza e della perdita della voglia di fare.
Fino al momento in cui racconta di essersi spaventata e di aver capito:
“Da sola non ce la potevo fare.”
Chiedere aiuto, però, non significa necessariamente trovare immediatamente la strada adatta a noi.
Ivana si è rivolta nuovamente a dei professionisti, ma sentiva che qualcosa non le corrispondeva.
Poi sua sorella le ha inviato un link.
Era quello del Palazzo del Benessere.
“Ero molto scettica”
C’era un altro ostacolo.
Il Palazzo lavora online.
Ivana, invece, era abituata agli incontri in presenza.
Aveva paura che attraverso uno schermo non sarebbe riuscita a sentirsi davvero capita e ascoltata.
Oggi descrive quel dubbio con una frase che racconta molto della sua esperienza:
“Ho capito che non è lo schermo che fa la differenza, ma chi trovi dietro allo schermo.”
Non significa che un percorso online sia necessariamente adatto a tutti.
Significa che, per Ivana, la distanza fisica non ha impedito di costruire una relazione di ascolto e fiducia con i professionisti che l’hanno accompagnata.
Perché a volte guardare un solo aspetto non basta?
C’è un altro elemento della storia di Ivana che per noi è particolarmente importante.
Lei racconta di aver scoperto un modo di lavorare diverso da quelli sperimentati precedentemente.
Non soltanto sui pensieri.
Ma anche sul corpo.
Sulle emozioni.
Sulle sensazioni.
Sulle esperienze vissute.
E racconta di aver imparato qualcosa che prima faceva molto poco:
ascoltarsi.
Questo è uno dei principi su cui nasce il Palazzo del Benessere.
Una persona non è soltanto ciò che pensa.
La nostra esperienza quotidiana comprende corpo, pensieri, emozioni, relazioni, abitudini, valori e il significato che attribuiamo a ciò che viviamo.
Questi aspetti possono influenzarsi reciprocamente.
Per questo può essere utile osservarli insieme, senza presumere che ogni malessere abbia necessariamente un’unica causa.
Cosa significa ascoltare il corpo?
“Ascoltare il corpo” non significa attribuire automaticamente a ogni sintomo fisico una causa emotiva o psicologica.
Un sintomo nuovo, persistente o preoccupante deve essere valutato dal professionista sanitario appropriato.
Significa piuttosto imparare a prestare attenzione anche a ciò che succede fisicamente mentre attraversiamo determinate situazioni.
Tensione.
Stanchezza.
Respirazione.
Sonno.
Agitazione.
Sensazioni corporee associate alle emozioni.
Ivana racconta che questa attenzione verso il corpo rappresentava per lei qualcosa di nuovo.
E che, durante il percorso, ha iniziato progressivamente a riconoscere e gestire meglio alcune delle emozioni che provava.
Un percorso non è una linea retta
La parte della testimonianza di Ivana che forse racconta meglio cosa significhi intraprendere un percorso personale è anche una delle meno “perfette”.
Ivana dice che ci sono stati momenti in cui avrebbe voluto mollare.
Guardare alcune esperienze del proprio passato non è stato facile.
E questo è importante.
Un percorso di benessere serio non dovrebbe essere raccontato come:
“Stavo male → ho fatto questo → adesso sto benissimo.”
La realtà umana è molto più complessa.
Ci possono essere passi avanti, resistenze, momenti di stanchezza, nuove consapevolezze e aspetti sui quali continuare a lavorare.
La stessa Ivana lo dice chiaramente:
il suo percorso continua.
Perché al Palazzo lavorano più professionisti?
Ivana sottolinea un altro aspetto della propria esperienza: durante il percorso non si è confrontata con una sola figura.
Ha incontrato professionisti con competenze differenti che, secondo il percorso concordato, hanno lavorato su aspetti diversi della sua esperienza.
È proprio questa la logica dell’approccio integrato del Palazzo.
Non significa che una persona abbia bisogno di “fare tutto”.
Al contrario.
Significa cercare di comprendere quali dimensioni meritino attenzione per quella specifica persona e, quando necessario, individuare il professionista più adatto.
Ed è qui che entra in gioco la Scansione 6D.
Cos’è la Scansione 6D?
La Scansione 6D è il primo incontro di orientamento del Palazzo del Benessere.
Serve a osservare la situazione della persona attraverso sei dimensioni:
corporea, mentale, emotiva, relazionale, energetica e spirituale/intesa come senso e significato attribuito alla propria esperienza.
L’obiettivo non è formulare una diagnosi medica.
È costruire una visione più ampia della situazione e capire quali aspetti potrebbero meritare maggiore attenzione e quale percorso o professionista possa essere più appropriato.
In alcuni casi questo può significare anche indirizzare la persona verso un medico o un altro professionista sanitario.
Come capire quando è il momento di chiedere aiuto?
Non esiste un momento uguale per tutti.
Ma non è necessario aspettare di “non farcela più”.
Può essere utile chiedere un confronto quando un disagio persiste, quando una situazione continua a ripetersi, quando ciò che abbiamo già provato non ci sta aiutando abbastanza o semplicemente quando sentiamo di aver bisogno di uno sguardo esterno.
Chiedere aiuto non significa rinunciare alla propria autonomia.
Può significare usarla.
Scegliendo consapevolmente di non affrontare tutto da soli.
“Voglio vivere e non sopravvivere”
Ivana conclude la sua testimonianza con queste parole:
“Questa possibilità io me la sono voluta dare perché voglio vivere e non sopravvivere.”
Non sappiamo quale sarà il prossimo capitolo della sua storia.
Il suo percorso non è terminato.
Ed è proprio per questo che abbiamo voluto raccontarlo così.
Non come una storia miracolosa.
Ma come la storia di una donna che, a 55 anni, ha deciso che chiedere aiuto non era qualcosa di cui vergognarsi.
Era una possibilità da concedersi.
Se anche tu senti che c’è qualcosa nella tua vita che continua a chiedere attenzione, il primo passo non deve necessariamente essere sapere già quale percorso intraprendere.
Può essere semplicemente fare chiarezza.
La Scansione 6D del Palazzo del Benessere nasce come incontro di orientamento per osservare insieme ciò che stai vivendo attraverso più dimensioni e capire da dove potrebbe essere utile iniziare.
→ Scopri come funziona la Scansione 6D